Lo strano caso dell’editoria con l’anima

Parliamoci chiaro, ero tornata a Palermo per lui. Che stupidate si fanno in gioventù. Eppure in quel preciso momento era un imperativo imprescindibile e ascoltai la voce dell’istinto, che, come prevedibile, si rivelò fallimentare. Anche perché, di anni ne avevo pochini. Di esperienza, anche. Dopo la mia meravigliosa esperienza all’estero, in cui scrivevo in una lingua che non era la mia, sentivo soltanto il bisogno di modellare il linguaggio, padrona delle parole come lo si può essere realmente soltanto del proprio. E poi, c’era lui, con cui, però, finì un mese dopo. Ero di nuovo inchiodata alla base, flemmatica nella sua indolenza. Intollerabile nel suo caos di forme e suoni, […]

Il Cavallo di Nessuno

Solo una volta, nell’Odissea, Ulisse piange: ed è quando, ospite in incognito di Alcinoo, siede ad un banchetto organizzato in suo onore e ascolta l’aedo Demodoco che canta senza saperlo le sue stesse gesta, l’espediente del “gran cavallo di legno dove sedevano tutti i più forti degli Argivi portando la morte, la nera Chera, ai Troiani”. Canta Demodoco, ispirato da un dio, e Ulisse si commuove e le lacrime bagnano le sue guance: la guerra, i compagni, la morte, lui stesso. ‘Non aveva mai pianto prima’ commenta Hannah Arendt, ‘certo non quando i fatti che ora si sente narrare erano realmente accaduti. Soltanto ascoltando il racconto egli acquista piena nozione […]

Bambara

La jeep s’arrêta et le jeune soldat chargé de la surveillance de la barrière de Graba devint blème. Il salua les gendarmes .Il y eut une discussion entre eux .On sut par la suite que le train de quatre heures du soir ne passera pas ce jour là… La ville était ceinturée par deux lignes de barbelés dont l’une était électrifiée . trois barrières permettaient d’entrer et de sortir du village .Pour ce faire ,il fallait être muni d’ un laissez-passer. Bambara qui travaillait dans un petit lopin de terre que nous appelions « ejjarda » -le jardin- et qui se trouvait hors du village , possédait un laissez-passer permanent […]

IL CERCHIO DELLA FESTA

RACCONTO DEL RICORDO Non ricordo il giorno preciso, ma di sicuro lo stavo aspettando da molto. Quel vestito l’avevo nascosto dentro una di quelle scatole che non si vorrebbero riaprire. In quella stanza, quella notte, c’erano maschere passate e presenti perché la festa imponeva di travestirsi come quelli del cinema. Decisi di aprire quella scatola. Eccolo. Nero come l’abisso di un vuoto incolmabile. Lo indossai di nuovo. La prima volta era quando ci siamo sfiorati per la prima volta come sole sulla neve. L’uno marzo di otto anni fa. Io ero Cleopatra. Sbrilluccicante e misteriosa come una notte mai finita strisciavo tra la folla in attesa di te, vestito come […]

Southern shore – Northern shore

Rivage du sud – Rivage du Nord Southern shore – Northern shore Here they found themselves, on the Southern shore, four times a day – crossing, in a waking dream, the invisible bridge to reach the other side, the Northern shore. They were just like kittens, seeking a corner, a hollow in the white, blue and ochre town that seemed out of proportion; seeking a place where they could snuggle up, far from the noisy town with its plastic bags covering the sidewalks. Their house on the other side of words had but one chair. They went onboard, bringing along with them more images than the stories of their young […]

Respiro

Mia madre mi raccontava spesso che quando ero appena una neonata, amava sdraiarsi sul letto e tenermi poggiata sul suo petto. Mi diceva, con gli occhi che sorridevano, che dopo qualche secondo il mio cuore cominciava a battere all’unisono con il suo, e lei restava così, a guardarmi e guardarsi respirare. Circa diciannove anni dopo, stesso letto, ruoli invertiti. Lei era sempre stanca e dormiva tanto. Io passavo ore, spesso pomeriggi interi distesa accanto a lei, la mia testa sul suo cuscino. Le tenevo la mano, unico punto di contatto fisico, a volte neanche quella per paura di farle del male. E la guardavo. Guardavo il suo petto magro magro […]

Les vœux de fin d’année, une histoire vraie toujours renouvelée

Nous voilà début novembre, l’hiver approche et en rangeant mes papiers digitaux dans mes boîtes à pixel je retombe sur ces notes prises à l’occasion des vœux du maire de Manosque en 2011, dans la grande salle de la MJC: Le photographe officiel se casse la gueule juste à la fin du discours de la représentante du Conseil Municipal des Jeunes : écologie, téléthon, tombola. Oh ! Fait la salle. Elle n’a encore rien vu, car Jean-Paul Laudet, directeur général des services du personnel communal, costaud, décidé aux pires compromis, s’empare alors du crachoir-pupitre en plexi UMP: Il y a dix ans, Monsieur le Maire, nous avons élaboré pour notre belle ville […]