Valeria aveva cominciato a leggere all’età di quattordici anni.
In quel periodo, avendo litigato con suo padre e dichiarato guerra a tutta la famiglia, trascorreva le sue giornate rintanata nello studio, il luogo meno frequentato della casa e, non sapendo come occupare il tempo, aveva cominciato a leggiucchiare qualcuno dei libri di cui era fornitissima la libreria paterna.
Lei, che fino ad allora si era accostata, e il meno possibile, solo ai libri di scuola, non sapendo cosa scegliere, cominciò da quelli per ragazzi.
Trovò Liala, Delly e simili troppo sdolcinati e poco adatti ad una ragazza che non era ancora riuscita ad accettare di appartenere al genere femminile. E come avrebbe potuto con un padre che le proibiva tutto ciò che, invece concedeva al fratello con: “che c’entra, lui è maschio” e una madre che calpestava qualsiasi aspirazione futura con: “tu sei femmina e devi fare la maestra”?
Si dedicò, quindi, alla lettura di Salgari, Stevenson e Verne che, invece, soddisfacevano il suo spirito libero e creativo.
Trascorse così quasi tutta l’estate: sognando luoghi fantastici e situazione avventurose e identificandosi con i personaggi più intraprendenti e coraggiosi, meglio di quanto fosse riuscita a fare con i personaggi femminili dei pochi libri rosa la cui lettura era riuscita, a fatica, a portare a termine.
Ma, contrariamente a quanto avveniva alle ragazzine della sua età, non si innamorava dei protagonisti delle storie, ma dei loro autori.
Da allora in poi, Valeria non aveva mai smesso di trascorrere gran parte del suo tempo immergendosi nella lettura di tutto ciò che aveva a disposizione né di innamorarsi degli autori dei libri più interessanti.
Da adolescente si innamorò di Verne, da ragazza di Hemingway e più grandetta di Sartre ma senza disdegnare, contemporaneamente, Moravia. Nei confronti di Pirandello ebbe qualche difficoltà: le era capitato più volte di vederne il ritratto e, per quanto apprezzasse molto tutti i sui scritti, beh!..anche l’occhio vuole la sua parte.
Da adulta rimase affascinata da Kant, dal suo rigore logico che però non soffocava il suo bisogno interiore di andare oltre: “La legge morale dentro di me, il cielo stellato sopra di me”, tanto che una sua amica, in occasione della laurea, le regalò tutti gli scritti critici, Prolegomeni compresi.
Questa sua “debolezza” influenzò sempre anche la sua vita reale.
Come per Paolo e Francesca, infatti, per Valeria ci fu sempre un libro e un autore
galeotto.
Quando aveva conosciuto Gianni, il libro galeotto era stato “Il Gattopardo”.
Si erano incontrati ad una festa da ballo e Gianni, come Valeria seppe qualche tempo dopo da lui stesso, quella sera aveva deciso di “vivere in Letizia”.
Letizia era una di quelle ragazze che, come Gianni stesso sosteneva, si poteva valutare solo in metri-cubi , riferendosi non solo al suo volume ma anche alla sua massa corporea , per cui prima di tuffarvisi a tempo pieno, pensò di “togliersi subito il pensiero” assolvendo il suo dovere di padrone di casa e amico del fratello di Valeria, facendo il suo primo ballo con quest’ultima.
Ma i suoi programmi, che non prevedevano certo l’eventualità di incontrare una ragazza che di misurabile in metri-cubi aveva solo il cervello, andarono tutti a monte.
Al primo ballo, infatti, durante il quale aveva scoperto che Valeria era fidanzata, come si espresse lei, “ufficialmente sì, ma ufficiosamente no”, per cui gli si era accesa una prima lampadina sul tipino con cui stava ballando, ne era seguito un secondo e poi un terzo e così via per tutta la serata, nel tentativo di misurare quel cervello anche in termini qualitativi.
Il suo interesse nei suoi confronti aumentò ancora di più quando Valeria aveva commentato il momento storico in cui vivevano citando le parole del principe di Salina ne “Il Gattopardo” : « Si sta cercando di cambiare tutto perché ogni cosa rimanga uguale ». Quando, poi, contrariamente a quello che si aspettava, Gianni aveva saputo che quella citazione non l’aveva tratta dal film ma dal libro che aveva letto con molto interesse, dimenticò del tutto i suoi propositi, Letizia compresa, e non la mollò un istante per tutta la notte.
Parlarono dei libri che avevano letto, per la verità soprattutto di quelli che conosceva Valeria; lui parlò di Steinbeck che lei sconosceva e le prestò la tessera della Biblioteca Americana perché potesse usufruirne.
Dopo quella sera, si frequentarono assiduamente, si innamorarono l’uno dell’altra e, come avviene sempre in questi casi, la letteratura fu presto dimenticata e sostituita da ben altri interessi.
Per questo a Valeria ci volle un bel po’ prima che si accorgesse che quel paio di libri di Steinbeck erano stati gli unici che Gianni aveva letto e che non ne avrebbe letti altri negli anni a venire.
Quando se ne rese conto era ormai troppo tardi: lo aveva già sposato.

Aurelia Noto – Texte / Text / Testo
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