Bambara

La jeep s’arrêta et le jeune soldat chargé de la surveillance de la barrière de Graba devint blème. Il salua les gendarmes .Il y eut une discussion entre eux .On sut par la suite que le train de quatre heures du soir ne passera pas ce jour là… La ville était ceinturée par deux lignes de barbelés dont l’une était électrifiée . trois barrières permettaient d’entrer et de sortir du village .Pour ce faire ,il fallait être muni d’ un laissez-passer. Bambara qui travaillait dans un petit lopin de terre que nous appelions « ejjarda » -le jardin- et qui se trouvait hors du village , possédait un laissez-passer permanent […]

IL CERCHIO DELLA FESTA

RACCONTO DEL RICORDO Non ricordo il giorno preciso, ma di sicuro lo stavo aspettando da molto. Quel vestito l’avevo nascosto dentro una di quelle scatole che non si vorrebbero riaprire. In quella stanza, quella notte, c’erano maschere passate e presenti perché la festa imponeva di travestirsi come quelli del cinema. Decisi di aprire quella scatola. Eccolo. Nero come l’abisso di un vuoto incolmabile. Lo indossai di nuovo. La prima volta era quando ci siamo sfiorati per la prima volta come sole sulla neve. L’uno marzo di otto anni fa. Io ero Cleopatra. Sbrilluccicante e misteriosa come una notte mai finita strisciavo tra la folla in attesa di te, vestito come […]

Southern shore – Northern shore

Rivage du sud – Rivage du Nord Southern shore – Northern shore Here they found themselves, on the Southern shore, four times a day – crossing, in a waking dream, the invisible bridge to reach the other side, the Northern shore. They were just like kittens, seeking a corner, a hollow in the white, blue and ochre town that seemed out of proportion; seeking a place where they could snuggle up, far from the noisy town with its plastic bags covering the sidewalks. Their house on the other side of words had but one chair. They went onboard, bringing along with them more images than the stories of their young […]

Respiro

Mia madre mi raccontava spesso che quando ero appena una neonata, amava sdraiarsi sul letto e tenermi poggiata sul suo petto. Mi diceva, con gli occhi che sorridevano, che dopo qualche secondo il mio cuore cominciava a battere all’unisono con il suo, e lei restava così, a guardarmi e guardarsi respirare. Circa diciannove anni dopo, stesso letto, ruoli invertiti. Lei era sempre stanca e dormiva tanto. Io passavo ore, spesso pomeriggi interi distesa accanto a lei, la mia testa sul suo cuscino. Le tenevo la mano, unico punto di contatto fisico, a volte neanche quella per paura di farle del male. E la guardavo. Guardavo il suo petto magro magro […]